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il paradiso Maremma
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la Maremma nella storia dei paesi
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Fonteblanda
Fonteblanda
le Terme dell'Osa
le Terme dell'Osa
Montecristo e Talamone - Armando Franzi 1980
Montecristo e Talamone (Armando Franzi 1980)

Le terme dell'Osa si trovano ai piedi del Talamonaccio, località che vide insediamenti etruschi e poi romani ampiamente documentati.
Agli inizi del XIV secolo, Siena divenne padrona di Talamone e nel 1337 fu fatta una descrizione del territorio acquisito in cui compaiono le terme dell' Osa col nome di "Balneum Caldanellarum", e sono localizzate lungo una stradella che conduceva a Magliano, ai piedi del colle che allora non si chiamava Talamonaccio, ma con il più antico toponimo: Marta.
Il catasto senese del 1430, registrava il bagno sulfureo della Marta come "Bagno de le Caldane" e indicava il colle retrostante, dove ora si trova il residence Osa, come "el pogio de le Caldane".
Al tempo in cui Talamone e i dintorni dipendevano, quale Stato dei Presidi, dai Borboni di Napoli, pare che Ferdinando IV si interessasse alle acque termali dell'Osa per renderle più accessibili e utili.
Nel 1786 il Dottor Deirnich del Regio Ospedale di Orbetello, ricevette l'incarico di effettuare un'analisi fisico-chimica delle acque termali dell'Osa e, basandosi per lo più sulle testimonianze della tradizione locale, le definì "pregevoli...sebbene abbandonate in una quasi deserta campagna", e conferì loro l'impegnativo, ma lusinghiero, appellativo di "Probatica Piscina, ove gli uomini di campagna e gli animali trovano in pochissimi giorni la perfetta guarigione di tutti i loro mali cutanei, e delle ostinate doglie e reumatulgìe, non meno che di schifose piaghe".
Il Sovrano pensò di alzare un grande edificio con larghezza di spesa, ma il restauro delle terme non avvenne, per colpa delle difficoltà politiche che i tempi riservarono alla corona dei Borboni così che nel 1793 le terme e i suoi dintorni apparvero in desolate condizioni al geografo Giorgio Santi che ,nel suo "Viaggio al Monte Amiata", parlò di terme ancora frequentate, ma in stato di abbandono tanto da apparirgli come "due pozzangheracce di acqua stagnante, fetida e fredda" che non esitò a definire "pestifere".
Un erudito talamonese dell'Ottocento, Ferdinando Carchidio, nelle sue "Memorie storiche dell'antico e moderno Talamone", torna ad esaltare le virtù delle acque delle Terme dell'Osa ravvisando nel nome un antico etimo beneaugurale ("medicare e guarire") e descrive la vasca naturale d'acqua misurandola in 60 braccia di larghezza e 30 di lunghezza, per una profondità, al centro di soli 12 palmi. Attorno, non vide che opere murarie in rovina e un "rimasuglio del mosaico di pietrucce versicolori", tracce di tempi lontani meno squallidi del tempo presente. Nel nostro secolo, le Terme dell' Osa sono state valorizzate poco e in modo non continuativo, così che esse non son riuscite a competere con Saturnia, il principale stabilimento termale della Maremma. Ma le virtù delle acque sulfuree dell'Osa, la loro gradevole temperatura, la loro accattivante vicinanza al mare, continuano a richiamare l'attenzione di tanta gente verso un luogo il cui fascino discreto ha sfidato tutti gli abbandoni. Ci auguriamo che i restauri recentemente avviati valorizzino le Terme senza stravolgere troppo il loro peculiare carattere di arcaica semplicità rurale che da sempre le ha viste in sintonia con la terra di Maremma.
(scheda redatta da Paola Paciscopi)

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Talamone
Talamone
Montecristo e Talamone - Armando Franzi 1980
Montecristo e Talamone (Armando Franzi 1980)

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi e sono attribuite, di volta in volta, o al troiano Telamonio o all'argonauta Talamone, ma sta di fatto che Talamone era già conosciuto al tempo degli Etruschi. Non sorgeva dov'è adesso, ma sul colle di fronte, detto Talamonaccio. Anche allora, come adesso, viveva del mare, sia pure in maniera diversa. Nel III secolo a.c. gli Etruschi furono sottomessi dai Romani e per il porto di Talamone iniziò un periodo di fervente attività, dovuto anche alla costruzione della grande via Aurelia che da Roma portava al nord fino in Gallia seguendo la costa tirrenica e pressappoco l'attuale percorso. Non furono pochi i patrizi romani che sulle coste del golfo dell'Argentario si costruirono sfarzose residenze, come testimoniano i numerosi ruderi di ville romane di epoche diverse. Talamone e la sua baia furono teatro anche di sanguinose battaglie. Nel 225 a.c. l'esercito romano sconfisse i Galli nella battaglia di Campo Regio (in prossimità di Fonteblanda). Nell'87 a.c. vide le atrocità della guerra civile. Il console Mario sconfisse, anche con l'aiuto della popolazione locale, l'esercito di Silla. Alcuni anni dopo la morte di Mario, una compagnia di miliziani di Silla sconfisse gli ultimi seguaci di Mario e, forse come ritorsione contro la popolazione, incendiò e distrusse Talamone. Con la decadenza dell'Impero, l'esercito e la flotta romane si erano indebolite, lasciando libere le coste del Mediterraneo allo scorrazzare dei pirati, che furono un vero flagello fin quasi alla fine del XVII secolo. Quando Talamone risorse, non fu riedificato sul medesimo colle, ma sul promontorio all'altra estremità dell'insenatura, dove si trova tutt'ora, ritenuto forse più sicuro e adatto all'attività della pesca, difeso su tre lati dal mare. Talamone ha subito anche le distruzioni provocate dal passaggio dei Goti, dei Vandali e dei Longobardi. Nel Medioevo è un feudo degli Aldobrandeschi, dopo varie peripezie passa ai senesi (come ricorda Dante nel XIII canto del Purgatorio) ed in seguito ad un accordo con i fiorentini diviene lo scalo commerciale di Firenze. Nella seconda metà del cinquecento, dopo essere stato distrutto dai saraceni del Barbarossa, viene unito allo Stato dei Presidi. All'inizio dell'ottocento passa al Granducato di Toscana ed infine nel 1860 è unito al Regno d'Italia. Giuseppe Garibaldi vi sostò il 7 e l'8 maggio 1860 durante la spedizione dei Mille ed ebbe aiuto dalla popolazione di Talamone per il rifornimento di viveri ed armi.

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Magliano in Toscana
Magliano in Toscana
San Bruzio (Armando Franzi 1990)
San Bruzio (Armando Franzi 1990)

Magliano ha origini romane da un precedente insediamento etrusco (Heba). Probabilmente ambedue le cittadine, in epoche diverse, controllavano la via che dall'interno conduceva al porto etrusco di Talamone. Heba fu distrutta dalle orde barbariche ed i Longobardi nel VI secolo d.c. distrussero probabilmente tutto quanto era romano nell'abitato di Magliano. Prima dell'anno 1000 Magliano diventò feudo degli Aldobrandeschi che la cinsero di mura ancora in parte visibili. Alla metà del XV secolo passò sotto la Repubblica di Siena, che realizzò una elegante cinta muraria che merita sicuramente una visita. Dopo un centinaio di anni iniziò il dominio dei Medici ed infine passò al Granducato di Toscana. Leonardo Ximenes, su incarico di Leopoldo di Lorena, bonificò parte del terreno paludoso delle campagne nella piana dell'Osa e dell'Albegna.
Da segnalare: la chiesa romanica di San Martino (XI secolo), il Palazzo dei Priori con i caratteristici stemmi, i resti del monastero di San Bruzio (sulla strada che da Magliano porta verso Albinia, prendere il bivio a sinistra tra il cimitero ed il campo sportivo). Nell'uliveto che sotto Magliano degrada verso il mare si può ancora ammirare l'olivo della strega, che ha più di duemila anni.

Olivo della strega (Armando Franzi 1994)
Olivo della strega (Armando Franzi 1994)

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